Nel 1925 Serafino Levi fondava la sua distilleria a Neive, nel cuore delle Langhe. Oggi quella distilleria- che porta il nome del figlio di Serafino, Romano Levi – celebra i suoi cent’anni. Abbiamo chiesto a Lucio Scaratti, alla guida della distilleria insieme a Luigi Schiappapietra, di raccontarci le iniziative previste per questo storico anniversario.
Come vi state preparando a celebrare questo importante traguardo?
Stiamo organizzando una mostra storica a Neive, che si terrà nei primi mesi del 2026, dedicata alla famiglia Levi e alla loro eredità. Sarà un percorso attraverso bottiglie, fotografie, scritti e testimonianze che raccontano il legame tra la distilleria e il territorio.
Tutte le bottiglie del 2025 porteranno inoltre un sigillo celebrativo dei 100 anni, che accompagnerà questa occasione speciale.

La vostra è una delle poche distillerie che ancora lavora con l’alambicco a fuoco diretto. Cosa comporta oggi questa tradizione?
Significa continuare a produrre come cento anni fa. Distilliamo solo vinacce del territorio (Barolo, Barbaresco, Moscato, ecc.) È un processo lento: da circa 500 chili di vinacce e 500 litri d’acqua otteniamo appena 20 litri di grappa. È un metodo però che ci permette di conservare tutti i profumi, le fragranze e gli aromi naturali. Poi, il lungo invecchiamento arrotonda e conferisce al distillato un gusto unico e irripetibile. Produciamo circa 20.000 bottiglie l’anno, metà destinate all’Italia e metà esportate in 25 Paesi del mondo.
Cosa resta oggi dell’eredità artistica e poetica di Levi?
Romano Levi disegnava a mano ogni etichetta, accompagnandola con versi e immagini della celebre “donna selvatica che scavalica le colline”. Dopo la sua morte, abbiamo acquisito dalla famiglia di Luigi Veronelli il suo archivio di 500 etichette originali, che oggi riproduciamo fedelmente.
E poi c’è la figura di Lidia Levi, sua sorella, che nel silenzio della casa distillava le rare grappe alle erbe. In realtà dovremmo parlare delle grappe di Lidia e Romano Levi.

Ci racconta la cerimonia del “fiammifero”?
Il rito nacque nel 1945, quando Lidia e Romano, rimasti orfani, accesero per la prima volta l’alambicco di famiglia dopo la guerra. Quel gesto segnò la rinascita della distilleria, e da allora ogni autunno il “fiammifero” riaccende simbolicamente la sua fiamma. Quest’anno, sabato 25 ottobre, si terrà l’81ª accensione del fiammifero. È una cerimonia semplice ma carica di emozione: nel cortile della distilleria la comunità di Neive si ritrova per assistere alla prima fiamma della stagione. Un gesto antico che ricorda come da una piccola scintilla possa rinascere ogni anno una grande storia.
