Calano i consumi interni di spirits: -8,5% rispetto al 2019. Ma il consumatore cerca sempre più qualità
Negli ultimi anni il mondo dei distillati sta attraversando una trasformazione profonda, tra la spinta dell’export e un consumo interno più selettivo. In Italia il settore vale oggi oltre un miliardo e mezzo di euro e impiega migliaia di addetti in una filiera che unisce tradizione e innovazione. I dati AssoDistil, elaborati da Nomisma, indicano che nel 2024 i consumi nazionali di spirits si sono fermati a circa 127 milioni di litri, con un calo dell’8,5% rispetto al 2019. Un arretramento che colpisce soprattutto liquori, grappa e rum, mentre il gin resta in controtendenza, con una crescita di circa il 25% negli ultimi cinque anni.
A compensare la flessione interna è la spinta dell’export, che negli ultimi dieci anni è cresciuto in modo costante, con l’Europa come primo mercato di riferimento e gli Stati Uniti che assorbono circa il 15% delle vendite estere. Secondo AssoDistil, nei primi mesi del 2025 le esportazioni italiane hanno continuato a salire, sebbene a ritmo più contenuto rispetto agli anni precedenti. Il dato riflette la solidità del comparto, che negli ultimi dieci anni ha quasi triplicato il valore delle esportazioni, trainato dalla qualità dei prodotti e dall’affermazione di marchi premium nel panorama internazionale.
A livello globale, secondo IWSR, il mercato degli alcolici ha registrato nel 2024 una lieve contrazione dei volumi (–1%) ma un aumento del valore medio, segnale di un consumatore sempre più orientato verso prodotti di fascia medio-alta. La premiumizzazione, insieme alla crescita della cocktail culture, è oggi uno dei principali motori di sviluppo: i distillati non sono più soltanto bevande da meditazione, ma ingredienti essenziali di un’esperienza sensoriale più ampia. Accanto a questo trend, la sostenibilità sta diventando un fattore determinante: riduzione dell’impatto ambientale, packaging eco-compatibile e filiere corte sono ormai elementi distintivi della comunicazione dei brand.
Sul fronte internazionale, tuttavia, il settore – come per il vino – non nasconde preoccupazione per la storia dei dazi commerciali imposti dagli Stati Uniti. Secondo AssoDistil, quasi la metà delle imprese italiane teme effetti negativi sui ricavi se la misura resterà in vigore, soprattutto per chi esporta grappa e liquori negli Stati Uniti. Un eventuale calo delle vendite americane potrebbe pesare in modo rilevante su un comparto che ha fatto dell’export uno dei suoi pilastri.
Nonostante queste incognite, l’industria italiana dei distillati mostra una capacità di adattamento che la distingue: continua a investire nella qualità, nella ricerca e nella valorizzazione del territorio.
Effetto dazi: un eventuale calo delle vendite americane potrebbe pesare in modo rilevante sul comparto dei distillati che ha fatto dell’export uno dei suoi pilastri
