Il mercato tra luci e incertezze, in una fase in cui consumi e Horeca soffrono, mentre incombono i dazi. Le prospettive
L’export italiano di spirits è cresciuto in modo importante nel tempo: vale 1,8 miliardi di euro al 2024, +187% rispetto a dieci anni fa, come dicono i dati dello studio di riferimento condotto da Nomisma per AssoDistil. Nel primo semestre del 2025, anno di sofferenza per le bevande, l’esportazione degli spiriti è calata del 2,8% rispetto ai primi sei mesi del 2024. Ci sono differenze: si riduce l’export di Grappa e di altri segmenti ma i liquori, prodotto di punta del made in Italy, segnano una crescita positiva.
La premessa è che le esportazioni si concentrano in 3 aree geografiche, capaci di intercettare la gran parte dei volumi: il 59% dell’export italiano va nell’Unione Europea; seguono con un peso del 15%, alla pari, Nord America e Paesi europei non facenti parte dell’UE, con un ruolo di primissimo piano per Regno Unito e Svizzera.
Intanto lo scenario macro-economico e demografico non è dei migliori. Gli italiani rinunciano ai consumi fuori casa. Infatti il canale Horeca – centrale per i consumi di spirits – fatica, impattando sui consumi complessivi di distillati, insieme alle tendenze dettate dalle nuove generazioni: bevono meno di quelle che le hanno precedute, fanno più attenzione ai prodotti che consumano per motivi salutistici e prediligono quindi quelli con un minor contenuto di alcol oppure i mixati.
Ad incidere contribuirà inoltre l’effetto dei dazi statunitensi, ma gli spirits dovrebbero riuscire a salvaguardare il proprio status, in quanto prodotti di fascia medio-alta e con una forte awareness: i più colpiti saranno in primis i prodotti facilmente sostituibili con produzioni USA o di altri Paesi, ad esempio la pasta e le conserve di pomodoro. Di contro, per i prodotti premium ed ultra-premium e a minor grado di sostituibilità – tra cui alcune DOP di formaggi o vino, referenze di brand famosi e ben posizionati a scaffale come gli spirits -, l’urto sarà inferiore.
Quali sono le prospettive da qui al 2030? L’Italia si destreggia tra mercati consolidati come l’Europa ed emergenti, dal Sudamerica all’Asia. Se Premiumizzazione e diversificazione non sono trend passeggeri, il turismo fa da traino accanto alla digitalizzazione che avanza decisa.
L’Italia si destreggia tra mercati consolidati, l’Europa in primis, ed emergenti, dal Sudamerica all’Asia. Se Premiumizzazione e diversificazione non sono trend passeggeri, il turismo resta centrale

