Consumi, dazi e nuovi Paesi: la fotografia di Emanuele Di Faustino di Nomisma. “Il turismo? Un volano. La Premiumizzazione? Resterà”
“In bilico tra luci e ombre”. Descrive così la fase attuale dei distillati italiani Emanuele Di Faustino, Responsabile Industria e Retail di Nomisma.
Cosa dice il mercato?
“Ci sono cambiamenti nei modelli di consumo. Al pari di ciò che accade nel vino si riducono i consumi e cresce l’interesse per i prodotti no e low alcohol tra le generazioni più giovani e i consumatori di alcuni mercati esteri – Usa e Regno Unito in primis – ma si tratta ancora di una nicchia. Così come è un trend rilevante quello dei Ready to Drink che continua a registrare tassi di crescita notevoli”.
Quali leve di crescita ha l’Italia per distinguersi dai concorrenti?
“Il turismo è un volano, un po’ come accade nel vino. Gli stranieri che vengono da noi amano frequentare ristoranti e bar e quindi consumano i nostri prodotti. Una volta tornati a casa, tendono a riacquistarli. Il comparto degli spirits si caratterizza inoltre per player con brand e prodotti famosi in tutto il mondo: questo ci aiuta. Dal Limoncello alla Grappa, sono ambasciatori del made in Italy nel mondo. Ci distinguono inoltre territorialità e tradizione. Tra liquori e grappe, abbiamo eccellenze in ogni regione: è un punto di forza”.
La Premiumizzazione è strutturale?
“Resterà, anche in virtù del fatto che si beve di meno ma con maggiore qualità. Le bevande spiritose non vengono consumate tutti i giorni ma in determinate occasioni, magari dopo i pasti o per l’aperitivo. Quindi il consumatore è disposto a spendere di più, anche se tutto va contestualizzato con l’attuale scenario che sta vivendo il Paese: i consumi sono ancora dettati dalla necessità e dalla salvaguardia del portafoglio”.
I dazi pesano?
“Gli Stati Uniti sono un mercato importante per gli spirits: intercettano il 13% del nostro export, secondo solo alla Germania che segna il 21%”.
Quali sono i mercati più promettenti?
“Tra quelli che sono cresciuti di più negli ultimi anni c’è l’America Latina. Tuttavia negli ultimi anni sono aumentate le esportazioni verso il Medio Oriente dove il prodotto non è destinato alla popolazione locale: è trainato più che altro dal turismo internazionale e dagli expat che vivono in quelle aree. Poi ci sono l’Asia – il Far East e la Cina in primo luogo – e l’Australia”.
“Tra i mercati che sono cresciuti di più negli ultimi anni c’è l’America Latina. Tuttavia negli ultimi anni è aumentato l’export verso il Medio Oriente. Poi l’Asia – il Far East e la Cina in primo luogo – e l’Australia”
