Una nuova grammatica del bere che mette al centro equilibrio, sperimentazione e consumi consapevoli
Più che un premio, un segnale.
L’ingresso di Moebius Milano nella top ten dei World’s 50 Best Bars 2025, dal 38° al 7° posto, racconta di un’Italia del bere che sta cambiando pelle. Non più solo mix, ma pensiero, cultura, racconto.
A Milano, Lorenzo Querci e Giovanni Allario lo fanno convivere in un luogo che è ristorante stellato e cocktail bar d’autore, laboratorio e palco insieme.
“Questo riconoscimento non è un punto d’arrivo – racconta Lorenzo Querci, fondatore del Moebius e del Lubna – ma un segno che la direzione è quella giusta. È il risultato di un lavoro collettivo che nasce dal divertimento, dalla curiosità e dalla voglia di dare qualcosa di diverso. Per arrivare a questo risultato esclusivo c’e’ pianificazione, sforzo e impegno e sarebbe sbagliato non riconoscerlo.
L’obiettivo sicuramente è rimanere dentro a questa lista restando fedeli a noi stessi e migliorare quello che facciamo ogni giorno”.
Come si traduce questa idea di esperienza dietro al bancone?
«Per noi – spiega Giovanni Allario, bar manager di Moebius e Lubna – il bar non è più una parentesi del pasto, ma una parte del racconto. In 700 metri quadrati convivono cucina e cocktail, due linguaggi che oggi non possono più essere separati”.
Una “nuova grammatica del bere”, insomma. Come si traduce in quello che offrite?
“Significa pensare un drink come fosse un piatto: struttura, tecnica, profondità del gusto.
Al Moebius c’è il Pesto Martini, un pre-batched Martini con un pesto genovese, un modo per portare dentro al bicchiere un ricordo familiare, ma con rigore gastronomico. È un classico riconoscibile, ma con un’anima personale. Al Lubna invece c’è lo Yogurt Toreador, la nostra interpretazione del classico Toreador. Usiamo tequila lavata con yogurt, acquavite di albicocca, lime e un tocco di olio affumicato ricavato dal carbone della griglia. Il risultato è lattico, morbido, profondo”.
In generale, che direzione stanno prendendo oggi i consumi?
“Il non alcolico è una rivoluzione silenziosa, ma irreversibile. Fino a pochi anni fa era marginale, oggi rappresenta una parte importante delle richieste, soprattutto nel weekend. Al Moebius e al Lubna abbiamo versioni analcoliche dei nostri cocktail iconici: non sono mocktail improvvisati, ma veri drink con struttura, aroma e profondità”.
E in termini di gusti e spiriti?
“Gin e agave restano protagonisti: sono versatili, puliti, contemporanei. Ma il punto non è seguire le mode: è raccontare chi sei attraverso ciò che versi. Il vero ingrediente, al Moebius, resta sempre lo stesso: la voglia di migliorarsi senza smettere di giocare”.

